Se un pregio hanno avuto le parole di Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica nel governo Draghi, è quello di essere state chiare.

In una intervista rilasciata ad una radio nazionale, a proposito della questione Ilva ha dichiarato: “Non possiamo chiudere e mettere per strada migliaia di lavoratori, ma neanche possiamo pensare che lo stato possa intervenire su tutto. Transizione vuol dire garantire un compromesso tra ambiente e sostenibilità sociale. Io domani non mi sveglio e cambio le tecnologie di un’impresa. Non si può pensare di cambiare l’Ilva dall’oggi a domani“.

“Ci saremmo aspettati discontinuità rispetto al passato”

Parole che saranno sembrate l’ennesimo schiaffo a chi – in riva allo Ionio – si attende un deciso cambio di passo e – soprattutto – azioni concrete da parte del governo centrale, che solo pochi mesi fa, per bocca dell’allora premier Giuseppe Conte, aveva speso promesse e progetti.

Dura quindi la replica di Paolo Castronovi, Assessore all’Ambiente del Comune di Taranto, che in una nota esprime tutta la delusione della giunta Melucci, da diverso tempo impegnata nel contrastare gli effetti deleteri dello stabilimento siderurgico.

Dal Ministro della Transizione Ecologica del cosiddetto Governo del cambiamento ci saremmo aspettati una netta linea di discontinuità rispetto al passato. Le sue recenti dichiarazioni sull’ex-Ilva di Taranto, oltre che anacronistiche offendono la comunità tarantina e i lavoratori dello stabilimento siderurgico.

L’unica strada percorribile per garantire un futuro “green” a quello stabilimento per questa amministrazione comunale, è bene sottolinearlo, è quella tracciata dal sindaco Rinaldo Melucci che al governo ha proposto, a più riprese, un accordo di programma che guidi la riconversione ecologica dello stabilimento e rappresenti il punto di partenza per segnare la svolta che la città di Taranto attende da troppo tempo.

Un accordo di programma che veda coinvolti gli enti locali e le parti sociali. Non si può prescindere dalla riconversione tecnologica dei vetusti impianti dell’ex Ilva e non si può prescindere dalla chiusura dell’area a caldo.

E il governo centrale che ha istituito un ministero ad hoc – ha concluso Castronovi – non può non farsi carico di questa transizione ecologica.”