Si riapre il confronto fra Confindustria Taranto ed Arcelor Mittal Italia per la questione dei pagamenti alle aziende dell’indotto, e si “chiama” il mondo del credito – attraverso la Prefettura – a discutere circa eventuali strumenti di supporto alla situazione in cui le stesse imprese versano.

A renderlo noto è la associazione datoriale ionica che precisa che si tratta, per quanto riguarda il primo aspetto, di un’apertura per ora formale, certificata dall’incontro avvenuto stamani in Prefettura fra l’azienda dell’acciaio, Confindustria e sindacati.

Il Prefetto di Taranto Demetrio Martino ha presieduto il tavolo a cui erano presenti il Presidente di Confindustria Antonio Marinaro ed il vicario Antonio Lenoci, assieme al direttore Mario Mantovani. Presenti per AMI l’Ad Lucia Morselli ed il responsabile del personale Arturo Ferrucci, i rappresentanti sindacali di Cgil Cisl e Uil e di varie categorie e il Presidente di Confapi.

Da Arcelor Mittal una dichiarazione di disponibilità al confronto

Da parte del vertice dello stabilimento siderurgico – si legge nella nota di Confindustria Taranto – c’è stata una dichiarazione di disponibilità al confronto che ricalca per molti aspetti quanto già dichiarato a novembre scorso, a seguito del presidio delle aziende dell’indotto davanti allo stabilimento: oggi, rispetto a quella data, sarebbe emerso un “disallineamento contabile” – testuali parole della dott.ssa Morselli – che avrebbe provocato i ritardi nei pagamenti alle imprese. Un problema meramente tecnico, quindi, che l’azienda si è impegnata a risolvere attraverso un confronto più serrato fra i rispettivi uffici, tenendo inoltre presente la disponibilità più volte palesata da parte del Prefetto a porsi come “filtro” fra l’azienda e la stessa Confindustria qualora dovessero persistere – come ancora ci sono – situazioni di forte criticità.”

Marinaro: “Serve un percorso più strutturato nei rapporti con la grande industria”

Da parte del Presidente Marinaro è stata illustrata la situazione contabile aggiornata alle ultime ore, (peraltro certificata da ogni singola azienda e consegnata nelle mani del Prefetto), ma un forte impulso è andato anche nella direzione di un percorso più strutturato nei rapporti con la grande industria non solo per quanto riguarda il contingente ma anche circa la rinegoziazione delle relazioni fra Ami e le imprese fornitrici, al fine di garantire regolarità e certezza nel flusso dei pagamenti e nella ottimizzazione dei rapporti contrattuali.

Una richiesta che AMI ha recepito favorevolmente – afferma la nota di Confindustria Taranto – e che ricadrebbe in un ambito complessivo di perfezionamento e maggiore fluidità di comunicazione fra i referenti aziendali e le aziende ancora in forte crisi di liquidità a causa del ritardo dei pagamenti delle fatture scadute. In questo senso è andata la proposta del Prefetto Martino, accolta con grande favore da tutti i partecipanti, di convocare al tavolo della Prefettura i rappresentanti degli istituti bancari per avviare un percorso di proficuo confronto anche con il sistema del credito al fine di garantire alle imprese di traguardare l’attuale momento critico con maggiori supporti e garanzie di continuità.

Quale futuro per Taranto?

Aldilà delle parole e delle dichiarazioni di principio, la situazione rimane critica e sembra davvero assurdo che le aziende dell’indotto debbano ricorrere ogni mese al blocco delle portinerie per rivendicare quanto a loro dovuto.

Dal governo periodicamente arrivano parole di conforto e sostegno ma nei fatti le aziende ioniche vedono ogni giorno di più ridurre il loro spazio di manovra finanziario. Come già paventato, i mancati pagamenti non solo rendono impossibile alle aziende di onorare le spettanze di dipendenti e fornitori, ma mettono anche a rischio il pagamento di imposte e contributi, con la conseguenza di esporre le stesse a multe e sanzioni e generare una irregolarità contributive che renderebbe loro impossibile anche partecipare a gare ed appalti pubblici.

Più che un circolo vizioso, un vero e proprio cappio che rischia di strangolare definitivamente un intero territorio.