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La parola “gare” compare per la prima volta nei documenti ufficiali nel 1850  quando viene usata per indicare le offerte al rialzo per aggiudicarsi i simboli e le  statue da portare in processione.

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Le confraternite, Maria SS.Addolorata e S.Domenico (sita nella Chiesa di S.Domenico Maggiore nel Borgo Antico)  e Maria SS. del Carmine (sita nella omonima chiesa nel Borgo Nuovo), convocano in assemblea straordinaria i propri iscritti in regola con la quota annua di iscrizione  e senza sanzioni disciplinari in corso, ed effettuano le “gare” per aggiudicarsi l’onore di partecipare alle due processioni.

Si tratta di un’antica usanza con la quale i confratelli delle congreghe del Carmine e dell’Addolorata si disputano all’asta l’onore di portare in processione i simboli sacri. Le gare sono vere e proprie aste durante le quali vengono licitati tutti i simboli delle processioni dell’Addolorata e dei Misteri.

Si comincia quando il segretario del Priore bandisce l’asta iniziando con una breve preghiera e continuando, tra offerte pronunciate a voce alta e scampanellii, fino a quando ogni offerta non viene superata da altre offerte. A questo punto il simbolo (o statua) viene aggiudicata al confratello che ha fatto l’offerta maggiore.

Le Gare sono il momento che i confratelli aspettano e preparano per un anno intero e la sua importanza è descritta da un simpatico aneddoto tarantino che racconta di FRATELLO SPIRIDIONE

Tanti anni fa, all’alba della domenica delle Palme, il Priore della Confraternita del Carmine per riunire tutti i confratelli per le gare, inviava una persona di sua fiducia, sotto casa di ognuno, per richiamarli all’adunata al suono della troccola e dicendo:

Fratè, ‘a Madonne te ste ‘spette, càlate”.

(Il termine “càlate” in questo caso ha un doppio significato:
– “Scendi” …  e vieni all’adunata;
– “Mettiti la mano alla tasca e contribuisci alle spese della confraternita”.)

Uno dei confratelli più devoti e generosi era un certo Spiridione.

Un anno però, durante l’asta per l’aggiudicazione dei Misteri, il Priore chiese a Spiridione quanto voleva e poteva offrire e questi impassibile rispose: niende! –

tra lo stupore di tutti il Priore gli chiese il perché di questa astensione, e lui rispose che siccome  non era stato chiamato all’adunata e la troccola non aveva suonato davanti casa sua, lui non avrebbe fatto alcuna offerta.

Il Priore capì il suo risentimento e presa la troccola  fece una lunga “trucculesciata”  a Spiridione che contento partecipò alla gara con una lauta offerta.

 

Da cosa nasce cosa e da questo aneddoto è nato un simpatico modo di dire:

“cè vuè fatte na trucchelesciate apprìme?”

usato per sollecitare qualcuno a fare qualcosa.

Altro aneddoto degno di nota accadde nella Pasqua del 1945.

Tra il 1941 e il 1944 i riti pasquali tarantini non si svolsero a causa della seconda guerra mondiale. Nel 1945, quando finalmente,  venne accordato il permesso per l’uscita delle due processioni, l’attesa per i confratelli divenne spasmodica, al punto che uno dei confratelli, Modesto Basile, che faceva parte di entrambe le Congreghe, durante le gare, si aggiudicò: la terza posta del Carmine, la seconda posta dell’Addolorata, Gesù alla Cascata e il Gonfalone!

Una volta le “gare” avvenivano nelle Chiese di appartenenza delle rispettive confraternite.. Quella della processione dell’Addolorata nella Chiesa di San Domenico, mentre quella per la processione dei Misteri avveniva nella chiesa del Carmine.

I simboli più ambiti dai Confratelli della Congrega dell’Addolorata sono “la troccola” e la statua della “Vergine Addolorata”, mentre per i Confratelli della Congrega del Carmine i simboli più battuti sono “ la troccola” “Gesù Morto e “l’Addolorata”.

I simboli più pagati sono “l’Addolorata” di San Domenico e “Gesù Morto”.

Il ricavato delle “gare” viene incassato dalle Confraternite e devoluto nel corso dell’anno, in favore di iniziative benefiche.

Col tempo e l’aumento del numero degli iscritti, sono via via cresciute anche le somme licitate, che hanno raggiunto cifre tanto eccessive da suscitare  immancabili critiche e contestazioni che hanno definito “le gare” come “mercificazione di simboli sacri” appellandole come “mercato nel tempio” – nel 1978 – costrinsero l’allora Arcivescovo Monsignore Motolese ad interrompere questa usanza, ordinando ai confratelli di trasferire lo svolgimento “delle gare” in luogo più idoneo.

Ma questo non ha placato le proteste che continuano puntualmente ogni anno, tanto che nel 2013 L’Arcivescovo Monsignor Santoro ha fatto spostare le aste all’ultimo sabato di Quaresima “ perché la Domenica delle Palme rappresenta l’inizio della Settimana Santa che non può essere contrassegnata da discussioni, animosità, competizioni, né da cifre” .

Nel 2014 lo stesso Arcivescovo ha ripristinato la Domenica delle Palme “come giorno designato nel quale svolgere le assemblee per le offerte devolute dai confratelli, e la “gara” per i simboli del Giovedì Santo torna a svolgersi nel tempio di San Domenico”.- annullando anche il divieto del 1978.

Viene così ripristinata una tradizione che ormai da secoli si tramanda da padre in figlio.

 

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