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La nuova edizione della “Qualità della Vita” del Sole 24 Ore porta notizie poco incoraggianti per la Puglia. Nella graduatoria 2025, che analizza 107 province italiane su sei grandi aree tematiche, Taranto, Lecce e Bari perdono terreno, mentre solo Brindisi e Foggia fanno un piccolo passo avanti. A restare stabile è la Bat, che conferma le performance dell’anno precedente.

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La fotografia delle province pugliesi

Il quadro pugliese che emerge dalla classifica è il seguente:

  • Bari scende dal 65° al 67° posto (–2 posizioni)
  • Lecce arretra fino all’81° posto (–9 posizioni)
  • Barletta-Andria-Trani (Bat) resta stabile all’86° posto
  • Brindisi sale leggermente fino all’88° posto (+1)
  • Foggia migliora di un gradino e arriva al 98° posto (+1)
  • Taranto perde cinque posizioni e scivola al 99° posto su 107, tra le ultime province italiane

Nel complesso, tutte le province pugliesi restano confinate nella parte bassa della graduatoria nazionale, segno di una regione che fatica ancora a garantire livelli di benessere e servizi in linea con i territori più performanti del Paese.

Sei indici per misurare il benessere

La storica indagine del Sole 24 Ore, giunta alla sua 36ª edizione, valuta la qualità della vita attraverso sei grandi capitoli:

  1. Giustizia e Sicurezza
  2. Ricchezza e Consumi
  3. Demografia e Società
  4. Ambiente e Servizi
  5. Cultura e Tempo Libero
  6. Affari e Lavoro

Ognuno di questi ambiti è composto da una serie di indicatori che fotografano il quotidiano dei cittadini: dal reddito alle opportunità lavorative, dalla presenza di servizi essenziali alla vivibilità degli spazi urbani, fino alla sicurezza, all’offerta culturale e al tempo libero.

Bari tra luci e ombre: giù in classifica, su nel lavoro

Il capoluogo regionale, Bari, pur perdendo due posizioni complessive, registra un dato interessante nel comparto “Affari e Lavoro”: qui la città compie un vero e proprio balzo in avanti, risalendo di oltre venti posti in graduatoria.

Un segnale che lascia intuire una certa dinamicità economica e imprenditoriale, con un tessuto produttivo che prova a innovare e a creare occupazione. Tuttavia, questo non basta a compensare le criticità che ancora pesano sugli altri capitoli: servizi, qualità urbana, politiche sociali e offerta complessiva di benessere.

Lecce in difficoltà su ambiente e servizi

Per Lecce il calo è più marcato: la provincia perde diverse posizioni nella graduatoria generale e, soprattutto, segna un deciso peggioramento nella sezione “Ambiente e Servizi”, dove arretra sensibilmente rispetto all’anno precedente.

Un dato che pesa, perché ambiente, trasporti, gestione del territorio e qualità dei servizi pubblici sono elementi sempre più centrali nella percezione quotidiana dei cittadini e nella capacità di attirare residenti, turisti e investimenti. Per un territorio a forte vocazione turistica come il Salento, il segnale che arriva dalla classifica invita a riflettere su manutenzione urbana, mobilità, gestione dei rifiuti e tutela del paesaggio.

Taranto: arretra ricchezza e consumi

La situazione più delicata è quella di Taranto, che oggi occupa il 99° posto su 107 province italiane. A incidere in modo particolare è il peggioramento nell’area “Ricchezza e Consumi”, dove la provincia ionica arretra in modo netto rispetto all’anno precedente.

Questo arretramento indica una crescente fragilità economica: minore capacità di spesa delle famiglie, difficoltà di tenuta del potere d’acquisto, imprese che faticano a consolidarsi. In un territorio già segnato da questioni industriali, ambientali e occupazionali complesse, un dato del genere non può passare inosservato e richiama la necessità di politiche mirate su lavoro, welfare, riconversione e qualità della vita urbana.

Brindisi, Foggia e Bat: piccoli segnali, ma la strada è lunga

Nel resto della regione troviamo Brindisi e Foggia, che conquistano entrambe un solo gradino in più rispetto all’anno precedente, assestandosi rispettivamente intorno al fondo della classifica nazionale. La Bat resta ferma, senza particolari scatti in avanti.

Si tratta di miglioramenti simbolici, che non modificano il quadro complessivo:
tutte le province pugliesi restano lontane dai territori considerati più vivibili d’Italia.
I margini di crescita ci sono, ma servono programmazione, investimenti e una visione di lungo periodo condivisa tra istituzioni, mondo economico e comunità locali.

Cosa racconta davvero questa classifica

La graduatoria del Sole 24 Ore non è una “sentenza definitiva”, ma un termometro che misura quanto una provincia riesca a offrire opportunità, servizi, sicurezza e benessere diffuso.

Per la Puglia, i numeri 2025 richiamano alcuni punti chiave:

  • Investire in servizi: potenziare trasporti, sanità, scuola, politiche sociali e gestione del territorio, soprattutto nelle periferie urbane e nelle aree interne.
  • Ridurre il divario su ricchezza e consumi: sostenere famiglie e imprese, favorire la creazione di lavoro stabile e di qualità, accompagnare la transizione energetica e digitale.
  • Valorizzare ambiente, cultura e tempo libero: settori strategici per i territori a vocazione turistica comeLecce e il Salento, ma importanti anche per città come Bari,  Taranto, Brindisi e Foggia.
  • Costruire politiche integrate per Taranto: lavoro, riconversione industriale, salute, sicurezza e qualità degli spazi urbani devono camminare insieme per evitare che il divario con il resto d’Italia si allarghi ulteriormente.

La fotografia 2025 non è incoraggiante, ma può diventare un punto di partenza: una base dati da cui istituzioni, associazioni, mondo economico e comunità locali possono ripartire per interrogarsi su quale qualità della vita vogliono costruire nei prossimi anni per la Puglia e per le sue città.

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