Nella giornata di lunedì 4 novembre, mentre l’AD di Arcelor Mittal Italia comunicava la decisione di recedere dal Contratto sottoscritto nel 2018, il Presidente della Camera di commercio di Taranto, Luigi Sportelli, ha richiesto al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al Sottosegretario di Stato alla PdCM sen. Mario Turco ed al Ministro dello Sviluppo Economico sen. Stefano Patuanelli la convocazione urgente del Tavolo Istituzionale Permanente per l’Area di Taranto.

Nell’informarne gli altri componenti del TIP, ha sottolineato in una nota le ragioni di tale richiesta:

Sportelli: “Cambiare il modello di sviluppo”

Le vicende del Centro Siderurgico, al netto dei giudizi storici e di merito, condizionano l’economia tarantina da 60 anni, orientandola verso una crescita fortemente legata all’acciaio sotto diversi profili. Il nostro modello di sviluppo è, come noto, “monoculturale ed eterodiretto” e, in quanto tale, risente ciclicamente delle crisi industriali alle quali si è aggiunta, soprattutto negli ultimi anni una crisi complessiva delle strutture sociali e produttive. La problematica sanitaria e ambientale rappresenta, insieme, il corollario ed il quadro di contesto.

“Disoccupazione e bassa crescita, segnali drammatici”

Oggi il tasso di disoccupazione provinciale è vicino al 17 per cento, il tasso di crescita delle imprese non supera il ricambio fisiologico, il grado di innovatività espresso dal territorio è del tutto inadeguato a parlare di transizione diffusa verso le nuove economie. È chiaro, anche solo da questi pochi dati, che la presenza della grande impresa genera solo un certo tipo di ricchezza che, quantitativamente e qualitativamente, contribuisce in modo assolutamente insufficiente al benessere della nostra comunità. Nel pieno dell’ennesima emergenza legata all’Ilva, mentre addirittura l’attenzione dell’intero Paese è focalizzata su cosa la restituzione dello stabilimento all’Amministrazione straordinaria o la sua chiusura comporterebbero – fatto che riesce a tenere in ostaggio non solo Taranto, ma la stessa Nazione -, non ci si pone l’unico obiettivo che, invece, dovrebbe vedere impegnate tutte le forze sane del territorio: costruire un nuovo modello di sviluppo.

“Ridare piena operatività al Tavolo Istituzionale”

Ora noi abbiamo, dal 2015, un Tavolo Istituzionale che, per legge, ha sostituito ogni altro Tavolo e luogo di discussione sulla riconversione dell’area di crisi industriale complessa di Taranto ma che, in esito all’alternarsi di Governi ed emergenze, opera a singhiozzo. Abbiamo un Contratto, dotato di notevoli risorse finanziarie recuperate e ancora solo parzialmente spese. Abbiamo una serie di ipotesi a tutt’oggi non esecutive sulla programmazione dello sviluppo. Tutto questo non risponde alle esigenze del territorio e, anzi, aggrava ulteriormente il problema.

Credo sia giunto il momento in cui la nostra visione e quella di chi ci governa debba diventare quanto meno “bioculare”: con una lente, mettendo in sicurezza i livelli occupazionali e le imprese dell’indotto, si risolva una volta per tutte la questione Ilva, che ormai ha assunto le caratteristiche di un muro di gomma contro il quale sprechiamo ogni nostra energia; con l’altra lente, però, costruiamo!

“Serve un nuovo accordo di programma”

Costruiamo un approccio finalmente sistemico allo sviluppo, smettendo di produrre periodicamente piani strategici che non arrivano a finalizzazione. Tutte le Istituzioni locali devono essere pienamente e fin dal principio co-protagoniste di questo processo, poiché sono esse che lo devono vivere quotidianamente e portare a termine. Decidiamo che la nostra economia deve andare verso le vocazioni naturali, turistiche e culturali, l’economia del mare, la cantieristica navale, l’aerospazio, l’innovazione della base produttiva, la sostenibilità. Si trovi, insieme, lo strumento amministrativo attuativo (un Accordo di Programma?) purché, però, tale strumento abbia l’obiettivo di produrre un effettivo cambio di paradigma per il sistema delle imprese e per l’occupazione – per i quali oggi non esistono alternative che compensino il terremoto causato dalla crisi di questa industria – e, al contempo, di generare un innalzamento esponenziale della qualità della vita delle persone”.