Il Parco archeologico di Pezza Petrosa è situato nel territorio comunale di Villa Castelli, lungo la strada provinciale per Grottaglie, in contrada “Pezza Le Monache”.

L’area – come si può leggere nelle didascalie dei vari pannelli apposti a cura della Soprintendenza nel Parco Archeologico – è nota sin dai primi decenni del ‘900 grazie agli scritti dello studioso grottagliese Ciro Cafforio. Secondo la Soprintendenza Archeologica (che si basa esclusivamente sui dati scientifici rilevati nei recenti scavi del 1989-90), nessun riscontro archeologico sarebbe stato trovato per l’identificazione proposta dal Cafforio di Pezza Petrosa con “Rudiae”, patria di Quinto Ennio.

Il sito archeologico sarebbe pertinente ad un insediamento fortificato (“phourion”) posto sui primi rilievi delle Murge a difesa dei confini del territorio della colonia greca di Taranto. Lo scavo archeologico ha posto in luce un settore di necropoli utilizzato fra la fine del V e il III secolo a.C., ed un tratto della cinta muraria dell’insediamento, conservato a livello di fondazione per una lunghezza di m. 11,30.

Il settore di necropoli indagato sarebbe esterno alla cinta muraria. Sono state portate alla luce 33 sepolture, delle quali 27 a fossa ricavata nel banco geologico e rivestita da lastroni, 5 a fossa terragna. La copertura delle fosse è per lo più costituita da due lastroni di pietra. I corredi funerari rinvenuti documentano un uso dell’area sepolcrale fra la fine del V e il III secolo a.C. e la loro composizione mostra un’ideologia funeraria tipicamente greca, senza alcun elemento indigeno.

II nucleo più consistente di sepolture si inquadra fra la seconda metà del IV e il III secolo a.C. e nei corredi le classi ceramiche più rappresentate sono la ceramica sovraddipinta nello stile di Gnathia e quella a vernice nera.

Il Museo archeologico è sistemato in antichi ambienti terranei del palazzo municipale, accoglie molti reperti ritrovati nelle fosse del sito archeologico e riferiti a tipologie diverse: Lekythos a vernice nera, a decorazione lineare e a reticolo su fondo; Boccale monoansato a vernice nera; Skyphos a vernice nera; Pelike di tipo Gnathia; Olpe a decorazione lineare; Fibula in bronzo e in ferro; Bambola in terracotta; terracotte figurate; Oinochoe a figure rosse, a vernice nera e di tipo Gnathia; Tazze biansate a vernice nera e di tipo Gnathia; Anelli digitali in bronzo, in ferro e in argento; Orecchini in bronzo; Specchi in bronzo; Unguentari, Strigili e cesoie in ferro; Sigilli in terracotta; Vaso miniaturistico acromo; Lucerna a vernice nera…

Sull’insediamento di “Pezza Petrosa” non tutto è stato ancora scoperto, come racconta in un suo articolo il prof. il prof. Rosario Quaranta, della Sezione tarantina della Società di Storia Patria, che in una relazione che qui di seguito, in parte, si riporta, riprende la “vexata quaestio” sulla patria di Ennio, intorno alla quale gli storici e gli studiosi non trovano ancora un accordo condiviso.

Lungo la strada che da Villa Castelli porta a Grottaglie in contrada “Pezza Petrosa” riposa, ancora chiusa nel mistero archeologico, una vasta e ricca zona di ruderi che, per alcuni studiosi sarebbero i resti di RUDIA TARANTINA, patria del poeta latino Quinto Ennio. La zona, disseminata di ruderi, tombe e di frammenti ceramici, con resti di mura ciclopiche e di una platea di un tempio greco, merita d’essere esplorata da sistematici scavi archeologici”. Così scriveva nel 1938 lo storico grottagliese Ciro Cafforio in “Preistoria di Rudia Tarentina”, un saggio che, auspicando studi scientifici e una vera e propria campagna archeologica, riaffermava la validità di un’antica ipotesi rilanciata nel Seicento dal grande poeta e letterato Giuseppe Battista, il quale, con varie argomentazioni di carattere storico-geografico e letterario, non esitava ad ribadire nel territorio di Grottaglie la presenza della cosiddetta “Rudia tarentina” in cui Ennio ebbe i natali.
(Qual sia stata la Patria d’Ennio, in M. Giustiniani, Lettere memorabili, Roma, 1667, vol. I, pp. 39-50).

Forse non immaginava il buon poeta grottagliese che la sua appassionata rivendicazione avrebbe rinfocolato una vera e propria “querelle” con un incredibile fiorire di studi di stampo campanilistico volti a ipotizzare o dimostrare dove realmente “Pater Ennius” fosse nato. Un problema che si è agitato per secoli con una schiera di studiosi su posizioni contrapposte e sul quale è intervenuto recentemente anche Silvano Trevisani nel convegno che Grottaglie (in occasione deò IV centenario della nascita) ha dedicato appunto a Giuseppe Battista, con un saggio eloquente: Il fascino di una vexata quaestio: “Della patria di Quinto Ennio.

A riprendere l’argomento è Pietro Scialpi, studioso di Villa Castelli, ma residente a Bari, dove ha insegnato per molti anni religione e dove prende parte attiva all’interno del locale “Archeo Club”. Il professore Scialpi, autore di numerose pubblicazioni attinenti alla storia e alle tradizioni popolari incentrati prevalentemente sul suo territorio di origine, non nasconde la sua propensione verso l’ipotesi di Cafforio e, quindi, canterebbe volentieri con Giuseppe Battista: Ennio qui nacque e queste pietre alpine de’ suoi vagiti udiro un tempo i suoni. Io quasi m’inchinassi a Regii troni Adoro l’antichissime ruine

Questa posizione venne abbracciata con convinzione e con polemica determinazione contro il focoso abate De Angelis, propugnatore acceso della Rudia Leccese (1701), da un altro grande salentino del Settecento che sull’argomento scrisse una dotta e lunghissima dissertazione, ossia: “Giudizio di Giovanni Bernardino Tafuri della Città di Nardò, intorno alla Dissertazione della Patria di Ennio, del Signor Abate Domenico De Angelis” (1729) .

Il Tafuri, dopo aver passato in rassegna la sterminata serie di autori, sentenzia al termine del suoeruditissimo ragionamento: “Certamente li migliori scrittori, e i più antichi, a’ quali più che a qualsivoglia altro creder devesi, sono dalla parte di Taranto. Ragionevolissimamente dunque senza veruna ripugnanza asserir devesi esser Ennio nato nella Rudia vicino alle Grottaglie, territorio di Taranto, e non a quella vicino alla città di Lecce”. La posizione del Tafuri, è stata sostenuta sul finire dell’800 dal grande storico e filologo Enrico Cocchia per il quale le rivendicazioni di tanti altri centri e della stessa Rudia Leccese (nonostante il parere favorevole del Mommsen) non possono “darci autorità a spostare dalle vicinanze di Taranto quella terra, che ci pare con sufficiente certezza d’aver dimostrato dovesse essere la patria di Ennio”.

Questa posizione fissata in una soda dissertazione (“Dove nacque Ennio?”, in Rivista di Filologia e e d’Istruzione Classica, anno XIII, Loescher, Torino, 1885, pp. 31-47), non viene neppur citata dal Cafforio che, per diversa via, ipotizza la Rudia tarentina nelle vicinanze di Grottaglie e propriamente a Pezza Petrosa.

È perciò una tradizione che non si è del tutto interrotta (più recentemente è stata ripresa da Giuseppe Petraroli, da Ettore Paratore e da altri), anche se a causa delle scarse testimonianze di tipo archeologico, sembra aver ceduto il passo a quella del De Angelis, confortata dall’evidente attestazione archeologica della città di Rugge nei pressi di Lecce.

Insomma non si tratta di mettere in dubbio l’esistenza di Rudiae nei pressi di Lecce, ma se Ennio è nato davvero in quel luogo o non piuttosto in quella Rudia Tarentina attestata per antichissima tradizione che per alcuni (segnatamente il Cocchia) deve essere considerata la patria di Ennio. Il sito archeologico di Pezza Petrosa, magari al termine di una futura, più vasta campagna di scavo in una zona ben più ampia di quella portata avanti in questi anni potrebbe confermare il giudizio del Cocchia e l’ipotesi del Cafforio.

Per ora gli scavi hanno restituito la certezza di un sito archeologico ancora da scoprire nella sua reale estensione e la presenza greca in una linea di confine con la Messapia. La questione è riaperta da Pietro Scialpi nel secondo capitolo del suo libro (“la Città fantasma”) dove tratta appunto della questione della patria di Ennio e ne ricorda in una scheda le varie (e talora fantasiose) rivendicazioni.

“A differenza di alcuni sprovveduti – scrive egli – che collocano Rudiae sul Gargano o presso le città di Ruvo, Rutigliano, Matera, tutti gli storici collocano Rudiae nella Messapia. Alcuni precisano la località: Monteroni (Lecce) – T. Mommsen; Ostuni – T. Tamborrino; Monte Giannecchia (Cisternino) – Q. Punzi; Monte Ulmo, San Pietro (Ceglie Messapica) – P. Magno; Masseria Guardiola (Francavilla Fontana) – F. Ribezzo; Pezza Petrosa (Villa Castelli) – C. Cafforio”.

Ovviamente, con Villa Castelli si intende Grottaglie, perché, riprendendo ancora il Cafforio, Scialpi riporta: “nel pianoro di Pezza Petrosa, una volta feudo di Francavilla, oggi in territorio di Villa Castelli, sorgeva anticamente Rudia Tarentina che dette i natali allo storico poeta Quinto Ennio (…) In questo luogo selvatico ma profumato dalle spontanee piante aromatiche, vennero a rifugiarsi nell’alto Medioevo poveri fuggiaschi. Da quale città provenivano? Dalla antichissima città di Rudia, incendiata e rasa al suolo dagli eserciti dei Goti e dei Bizantini (…). Nella seconda metà del X secolo questi abitanti, insieme a quelli delle vicine grotte, diedero origine all’odierna Grottaglie”.

E Scialpi conclude con un appello: “Sia questo scritto occasione perché le due Amministrazioni Comunali sorelle, quella di Grottaglie e quella di Villa Castelli, ritrovino il desiderio di camminare insieme nelle ulteriori scoperte, valorizzazione e fruizione della patria comune – Rudiae – nell’odierna Pezza Petrosa”. “Il che tutto – scriveva il saggio Battista – sia detto per amor della verità e non per desiderio di contesa (…). Perché alla fine la gloria di Ennio non è tanto corta che non si distenda per tutte le province d’Italia, non che per una sola”! …e se davvero aleggiasse lo spirito di Ennio sulle rovine di questa città senza nome?